Monday, January 31, 2011

And I've got this friend, you see who makes me feel
and I wanted more than I could steal
I'll arrest myself, I'll wear a shield
[Nirvana, Lounge Act]

Dopo una giornata passata in giro e poi stesi sul mio tappetorosso giaccio insonne nel letto a sentirti respirare addormentato.
Non mi capitava da un po' ma sento mordermi dentro l'impellente necessità di alzarmi, di andarmene da qui e trasferirmi sul divanonero a dormire o a provarci.
So di sicuro che non posso rimanere stesa di fianco a te, ad aspettare il sonno o che tu ti convinca.
Fumo seduta a guardare fuori, sbircio gli alberi e le luci dei caseggiati attorno, scrivo pensieri confusi agli amici più cari e mi commuovo nel farlo.
Finalmente piango.
Mi addormento solo per essere svegliata dopo quanto non so dalle tue mani che mi si appoggiano sopra. Mi abbracci, mi avvolgi, ti stringo a me.
"Cos'è questa novità di dormire sul divano? Perché?", mi chiedi con la testa soffocata nel mio grembo.
"E' una storia lunga e le storie lunghe non vanno bene a quest'ora della notte" rispondo io cercando di eluderti.
Ti riporto a letto, mi afferri il polso e mi trascini con te, abbracciandomi.
Aspetto un minuto, il tempo perché tu possa fingere di esserti riaddormentato, mi sottraggo alle tue gambe e alle tue braccia e ritorno di là.
Sul divanonero.

Piango, non ritrovo il sonno.
Mi dico che quel che sto facendo romperà tutto e, memore di quella volta in cui per un futile ristorante cinese ho aperto la chiusa su sette anni di sposalizio, tremo al pensiero.
Eppure voglio.
Ritorno a letto e cerco di prendere le briciole che rimangono, il tuo odore, i tuoi ricci, il tuo braccio addormentato che subito si richiude su di me.
E la mattina tutto esplode. Le tue lacrime inaspettate si mischiano alle mie ma sei irremovibile, il tuo punto di vista è anni luce e anni anagrafici lontano dal mio.
Io piango perché so cosa succederà, l'ho già vissuto, ma tu?
Tu, perché piangi? Stai decidendo tu e nemmeno te ne accorgi.
Ti riaccompagno a casa e sei stranito, scollegato, stupito e confuso di quel che accade: lo dimostra il fatto che quando scendi mi baci sulle labbra, come non hai fatto mai prima salutandoci.
Tremo e sento le gambe molli, mi dico che passerà ma ho le lacrime a fior di pelle e una riunione cattiva che aggiunge peso allo stomaco già martoriato.

Passano due giorni, due appena, e nonostante i buoni propositi ci cerchiamo, ci risentiamo.
La voglia di vederci esplode in entrambi, facendomi pensare che hai capito, hai sentito e pertanto hai modificato il tuo fottuto punto di vista.
Ti passo a prendere e sei gioioso salendo in macchina.
Restiamo stesi al semibuio ascoltando le canzoni dei nostri mp3, io le tue e tu le mie, semplicemente così. Guardo le tue mani muoversi sull'Habanera come tu guardi i miei piedi saltellare su Wake Up, le mie canzoni hanno tante parole, le tue moltissimi suoni.
Ma quando comincio a chiedere si scatena il putiferio, taci imbronciato o rispondi durissimo e tagliente, reciso. Se fossi sana di mente, ti dico mentre ti tengo stretto a me, dovrei buttarti fuori di casa adesso, fregandomene dell'ora e del freddo.
Invece non solo non lo faccio ma mentre dormi, dopo avermi detto con cattiveria appuntita il contrario di quel che stasera immaginavo, preparo il letto, mi metto il pigiama, mi lavo i denti e poi ti vengo a svegliare con dolcezza. Ti aiuto ad alzarti e ti porto di là, sotto il piumone.
Dormi e così io, incredibilmente.

Everything is illuminated.
Hai vinto tu, mi hai rotto qualcosa.
Hai avverato le mie peggiori supposizioni.
Eppure dici tutto e il contrario di tutto, tronchi a parole e a fatti sei qui, con me, senza volertene andare via. Dici che sei qui solo perché ti mancavo, incurante dei patti tra noi che risalgono appena a due giorni fa. Li hai ignorati bellamente, fottendotene di me, e questo mi ricorda che io per prima dovrei occuparmi della mia persona e dandoti tutto questo spazio di manovra non lo sto facendo. E' un problema mio, tu sei solo una causa scatenante come gli altri prima di te.
E mi ci infilo a testa bassa aggiungendo danno a danno, facciamo l'amore e dormiamo insieme, mangiamo, giochiamo, ci diciamo, come se nulla fosse cambiato e nonostante la faglia irrecuperabile che ho sentito aprirsi mano a mano dentro di me.
Mi chiedi: "Che ne pensi?" e io ti rispondo che è tutto diverso, ora è tutto chiaro e la frase fareallamore non ha più senso. Forse avevi ragione tu, è scopare e io finalmente ti credo.
Quando scendi dalla mia macchina ti dichiari confuso più di prima ma no, no.
Stavolta non riesco a crederti, non più anche se la sera, dopo che ci siamo rivisti, mi mandi la buonanotte dopo appena dieci minuti che ti ho lasciato sotto casa.

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