Wednesday, February 09, 2011
I hated every minute of training, but I said:
"Don't quit. Suffer now and live the rest of your life as a champion."
[Muhammad Ali]
Lo scorso martedì sono uscita da tessuti incazzata come una pantera e c'è voluta tutta la buona volontà delle mie compagne per sbollire e capirci qualcosa.
E' che al decimo "sei una merda" di seguito da parte della Maestra ho cominciato a scoglionarmi, tanto più che certe cose me le sento dire a 3-4 metri d'altezza e magari mentre le provo per la prima volta. La sua faccia disgustata mi aveva profondamente stancato.
Eppure ho fatto tutto quel che mi ha chiesto, spaccata, appeso, balloon, nodi di piede, renversée.
Niente da fare: sono una merda.
Le ragazze sono tutte sottili e muscolose e hanno da un minimo di 5 a un massimo di 24 anni meno di me. Hanno sederi rotondi che non si sformano sedendosi e cosce possenti che diventano quadrate non appena vengono sollecitate.
Tutte o quasi hanno grazia e leggerezza e il viso rilassato o immobile quando stanno su.
Io sto ancora facendo la tara al mio corpo e sono quindi ancora notevolmente stupita quando riesco a salire e scendere due volte di seguito fino alla trave senza più sentire la fatica e quel formicolio caldo al cervello, segno di una paura fottuta. Figurati a fare il resto.
La giornata sembra iniziare bene, la Maestra durante il riscaldamento non mi sgrida quasi.
Inoltre oggi se ne andrà un'ora e mezzo prima, lasciandoci alle cure di Sofia greca.
Provo il nodo di piede come ci chiede ma devo rifarlo perché era girata dall'altra parte e non mi ha visto. Quando mi arriva sotto mi chiede di incrociare le gambe, sedermi e lasciarmi andare all'indietro, quel che noi chiamiamo prendere il the. Immediatamente ricollego il cervello e una cosa che mi è sempre venuta senza paura mi risulta innaturale e pericolosa. Maledetta me e questo stomachino delicato che mi ritrovo!
Faccio il renversée, la chiamo perché mi guardi e ottengo solo di sentirmi dire "cos'era questo? come va tenuto il braccio sinistro? cos'è questa schifezza tutta piegata?" perché anche se il renversée è riuscito e sono riuscita a passarmi il tessuto dietro la schiena e ad afferrarlo con la mano sinistra mollando la presa alla mano destra, ho il braccio che regge il tessuto contratto vicino al seno.
Riprovo e stavolta vado avanti. Sono a testa ingiù e mi reggo con la mano destra e il ginocchio destro pinzato attorno al tessuto. Giro la testa verso terra a cercare il tessuto che mi passa dietro la schiena e lo prendo con la mano sinistra. La Maestra comincia a urlare "Prendilo mettilo piegalo giralo!" e io comincio a sentire la mano destra che cede e infatti scendo di una decina di centimetri. "Cado Maestra cado!" dico io pur sapendo l'ovvia risposta "macché cadiiii!" e "lascia lascia lascia quella mano! Ve le taglierei a tutte, io, quelle mani!"
Nel frattempo porto il ginocchio sinistro al petto (e sento di nuovo quello sgradevole caldino al retro del cranio che mi dice panico!) e ci passo attorno il tessuto due volte in modo da annodarmi all'inguine. Lascio la mano destra e tengo il tessuto teso con la sinistra, il più possibile steso. Ma capisco il mio peso, dove sono sostenuta, cosa posso mollare e anche se la Maestra continua a sbraitare scendo ridendo soddisfatta.
La Maestra se ne va, dopo essersi affacciata ed averci infamato un po' finalmente va.
Sofia e io ci guardiamo da lontano, dall'altra volta voglio fare l'Angelo e lei ha detto che me lo insegna e che è davvero facile.
Tessuto bordeau, il mio preferito. Si inizia con un nodo di piede che con poca prudenza vado a fare a quattro metri da terra. Da sotto mi guidano.
Divido i tessuti e ci passo in mezzo e poi ci giro due volte dentro, annodandomi la caviglia destra, sopra al nodo di piede che mi sta sostenendo. Il tessuto mi passa dalla spalla sinistra, tagliandomi attraverso la pancia, per passare all'inguine e infine rimanere saldo sul nodo nella gamba destra.
Mi dicono di allargare le braccia e librarmi sentendomi molto figa ma in questa figura non riesco a riconoscere la stabilità, un punto di sostegno che mi renda tranquilla e comincio ad agitarmi.
Rigiro dentro ai tessuti due volte per snodarmi e tac! mi annodo. Provo a capire dove ma il cervello annaspa e le braccia fanno male.
Non capisco come ma sono bloccata lì, a tre metro da terra e sono mortalmente stanca.
La tensione mi gonfia gli avambracci che non hanno forza e l'agitazione cresce pensando che ancora devo snodarmi e scendere.
"Sono agitatissima..:" comunico con faccia impassibile e voce monotono a Sofia che mi sta guardando da giù senza fare una piega.
"Davvero?" mi chiede lei senza scomporsi e "non sembrerebbe...riposati intanto", suggerisce vedendomi ansimare e io mi raddrizzo sul nodo di piede che nel frattempo, dopo i tentativi di snodarmi, si è ulteriormente tirato e mi sta stringendo il piede destro in una morsa.
Faccio la mia scena da dramaqueen, mi lascio massaggiare gli avambracci tipo Popeye da Sofia mentre mi lamento dicendo che sono stanca, voglio aiuto, non so come scendere. Inizio una bestemmia che non finisco per rispetto delle petites che in questo momento mi stanno guardando per vedere come si risolve la cosa.
Mi esortano, mi dicono di provare ancora a snodarmi mentre Sofia viene verso di me con una sedia che è andata a prendere.
E lì improvvisamente realizzo: la sedia è bassa, anche con una persona in piedi non possono fare niente per me, non possono aiutarmi. Me la devo proprio cavare da sola.
Trovo le ultime forze residue nascoste non so dove, mi ritiro su, tolgo il piede sinistro dall'appoggio e rimango stretta solo a destra nell'ormai chiuso nodo di piede e capisco, mi si apre il cervello e vedo che mi sono persa in un bicchiere d'acqua.
Giro appena, sposto un poco, mi tiro ed eccomi snodata che scendo a terra.
Avvilita.
Aspetto un po', seduta sul sacco da boxe che sta in terra appoggiato al muro.
Penso. Guardo le altre che provano e parlo con Giorgio, venuto a fare appena due lezioni perché domenica tornerà a Barcellona dove vive e lavora. Ha un fisico muscoloso eppure filante, come quello di un ballerino, fa una puzza di sudore incredibile e mi è davvero difficile rimanere normale a parlargli così vicina.
e mentre finisco una frase mi alzo e come il cavallo che mi sento, vado a risaltare l'ostacolo sui cui ho piantato gli zoccoli: torno al tessuto bordeau a rifare l'Angelo, stavolta più in basso di prima.
I passaggi mi sono chiari e ciononostante quando apro le braccia per angelicarmi sento che di nuovo non mi piace, non mi trovo bene, non sento sicurezza o equilibrio.
Non mi annodo e mentre scendo tranquilla so che se prima ci fosse stata la maestra sarei di certo piombata al suolo.

