Friday, April 08, 2011
I'm walkin to the other side
With the devil tryin to take my mind
And my soul's just a silhouette
In the ashes of a cigarette
[Beck, Scarecrows]
Febbraio è stato greve e freddo, inizialmente.
Sono andata a Scampia.
Ho fatto provare i trampoli ai bimbi nella Piazza cementosa. Alice camminava da sola, Linda undici anni e un dente d'oro alla fine ha rinunciato mentre suo fratello, giacca gessata e piccola barba, li ha indossati e ha passeggiato con l'aiuto delle nostre mani.
Ho mangiato sotto il Mammut seduta ad una tavola lunghissima e affollata di gente festante dopo una giornata di sole, seduta vicino a un uomo sciocco ma bello da guardare, ungendomi le dita di pizza e macchiandomi la bocca di vino rosso.
Ho fatto una parata in mezzo alle Vele, di bianco vestita come una damina fuori tempo e fuori luogo. Tutte le bambine mi hanno adorato, dicevano che sembravo una sposa.
Sono partita da sola, arrabbiata, dubbiosa e fragile.
Sono tornata con le gambe più forti e il passo più ampio.
A Marzo sono andata a Venezia.
Le strade erano impraticabili per la folla e le maschere erano ovunque.
Ho fatto uno strano e un poco sgradito incontro in treno, si vede che la sorte ci aspettava e noi non eravamo pronti ad accoglierla: anche tu sei rimasto colpito.
Ho trampolato in una piazzetta rosa di tramonto mentre i burattini di Arlechin Batocio facevano risuonare la loro voce lì a fianco.
Ho scalato ponti e li ho ridiscesi ridendo e saltando gli ultimi due gradini, ho danzato tra ballerine a terra e percussionisti giunti in barca, ho preso un respiro e ho percorso due metri di un ponticello stretto e scivoloso per salire io stessa in una barca che mi ha traghettato di là mentre gli altri passeggeri, premurosi, mi tenevano stretta perché non cadessi nell'acqua nera.
I Tessuti?
Bene, grazie.
Il renversée non mi odia più. Dopo non essere riuscita a rifarlo per quasi un mese, appena la Maestra è partita per l'India lasciandoci alle cure di Sofia la Greca tac! Mi è riuscito.
Senza le urla, le molestie e gli sguardicattivi mi sono rilassata e con le altre 3 abbiamo provato le nostre figure per il saggio.
Balloon per tutte e poi spaccata per me e Giulia e Appeso per Lucia e Marta che nel frattempo sale sempre più alta e comincia a buttarsi a testa ingiù senza avere quasi più paura.
Senza la Maestra ho cominciato a fare tutto più in alto, vicino alla trave di ferro che una volta toccavo con terrore e fatica e piano piano sto facendo svanire la sensazione di estremo disequilibrio e precarietà che sentivo lavorando più in alto dove il tessuto è più tirato e quindi lega e avvolge maggiormente.
Dal renversée la chiave di violino e per scendere la piccola caduta...poi è tornata la Maestra.
Ho avuto una crisi di nervi subito, tanto che mi hanno portato a fumare una sigaretta a metà allenamento per evitare che le saltassi al collo. Lei ha capito ma mi ha evitato a bella posta e così ho fatto io.
A fine allenamento sono andata sul tessuto nero e mi sono accorta che lei era in quello di fianco, il lillà che nessuna usa mai perché è elastico e quindi faticosissimo da risalire perché ti riporta giù.
La Maestra lo percorre come un topo sui fili della luce.
Sono salita, salita, salita. Alla trave.
Fai, non pensare, renversée, chiave di violino, gamba sinistra piegata, braccio sinistro teso a tenere il tessuto, non pensare, non pensare, ho raddrizzato di scatto la gamba destra che era avvinghiata al tessuto e sono precipitata, bene, in caduta.
Non ho avuto paura.
I bambini sono tornati a me, nei laboratori delle scuole in cui mi hanno offerto lavoro.
Ho portato Cavallerizza Pazza e la sua tuba bianca su per altri monti, più vicini ma belli come quelli in cui andavo qualche anno fa.
Ho scoperto che sono riuscita a regredire gioiosamente ancora di più in questo tempo passato a fare altro, che giocare mi piace tantissimo così come queste manine, questi nasini, questi esserini sporchi di pennarello e tempera.
Sono ancora sospesa e legata, a volte sussulto tirando strattoni alla corda, altre volte mi lascio dondolare leggera e realmente priva di pensieri su cosa succederà dopo.
Sono già ben oltre il limite temporale che mi ero data, anche oltre a quello di pazienza ma perché non mi allontano...non so.

