Monday, November 07, 2011
Once I had a love and it was divine
Soon found out I was losing my mind
It seemed like the real thing but I was so blind
Much to mistrust, love's gone behind
[Blondie - Heart of Glass]
E' più forte dei tuoi baci sempre più frequenti, del nuovo modo in cui facciamo l'amore, dei tuoi occhi che non sfuggono più i miei ma li cercano.
E' più forte di me.
Apro il portafoglio che hai lasciato sul mio tavolo, tu dormi e io cerco.
E trovo subito: nella tasca più grande non uno ma 3 preservativi, due blu e uno rosa.
Non sono nascosti anzi, quasi spuntano fuori.
Sono contenta di essere seduta in questo momento. Ne abbiamo parlato giusto l'altro giorno, ho tirato a indovinare che ancora li portassi in giro con te e ho indovinato.
Li hai usati a luglio e hai ripristinato la scorta, generosamente direi, rigirandomeli in mano e constatando quasi scientificamente che quello rosa è meno rovinato dei due blu, facendomi pensare che forse è stato aggiunto da poco.
Io e te non li usiamo, ma questo ovviamente lo sai, così come lo so io.
Prendo il respiro.
L'Olandese mi dice di smetterla di cercare prove, che chi cerca trova. Che così facendo non riuscirò mai a godermi i doni che nel frattempo mi arrivano. Una giornata in spiaggia e le mie catene infuocate che lasciano scie nella notte proprio di fronte al mio mare di sempre.
Una sera al cinema, la mia bicicletta di nuovo in forma che va veloce di fianco alla tua. La tua voglia di tornare qui e quella di abbracciarmi e baciarmi durante la notte, quando dormiamo io, tu e il mio gattograsso.
Sono viscidi, sono 3, sono tanti e mi fanno immaginare situazioni in cui non fai qualcosa per sbaglio ma di pura volontà, ripetendoti anche ché il bis fa sempre bene, no?
Ne abbiamo parlato qualche giorno fa e non li hai tolti. Hai detto che non ci hai più pensato da allora e sono rimasti lì. Vicini a tessere che usi spesso e volentieri, impossibili da scordare.
Sono rimasti anche dopo la discussione e ora li tengo in mano, la fame che avevo mi passa e la bocca dello stomaco duole.
Frugo le altre tasche sperando di trovare altro, di stare peggio e di farmi più male.
In un'altra tasca trovo un biglietto del cinema.
E' leggermente piegato e riesco a leggere solo l'ora, le otto e trenta, finché non lo tiro fuori: è di luglio, è quello del film della tua "amica" che eri così ansioso di vedere.
L'hai conservato per cinque mesi. Niente di mio, invece, nel tuo portafoglio.
Gli amici amorosi ultimamente con cautela come sto, come va.
Io glisso e cambio discorso, rispondo bene bene, non voglio più parlare con loro di qualcosa di cui non parlo seriamente con me stessa, mi sembra di prenderli in giro o di usarli come sfogo solo quando rinsavisco e facciamo una delle nostre discussioni.
Bene, bene. Piango quasi ogni mattina, trovo sempre quel che cerco, non mi deludi mai.
Mi sale rabbia, piango ma verrei a tirarti giù dal letto, il biglietto che conservi mi ferisce più dei preservativi.
So cosa fare e senza quasi guardare prendo uno degli aghi che da mesi sono piantati nel bracciolo del mio divanonero, benedetto il casino di questa casa.
Ne buco uno ed è così facile che rischio di bucarmi un dito.
Con il secondo sono più attenta, lo buco da dietro perché si veda meno e rimango indecisa se donarti una roulette, risparmiando quello rosa, o l'ein plein finendo il lavoro.
Scelgo la seconda e muoio sperando, allo stesso tempo, che vengano usati rompendosi e che non vengano toccati per poi essere buttati via perché troppo vecchi.
Piango sul divanonero mentre di là tu dormi e, talvolta, tossisci.

