Thursday, March 01, 2012
Balla non aver paura se la notte è fredda e scura
non pensare alla pistola che hai puntato contro.
[Balla balla ballerino - Lucio Dalla]
Forse al terzo tentativo l'hai capito anche tu.
Ma sì dai, l'hai capito che non avevo voglia di vederti, che non mi interessa se sei qui, nella mia città, e che volevi ci incontrassimo.
Sarà che sei un culoparato e fin qui ci starebbe anche. Se non fosse che sei un culoparato che piange la sua sorte e questo no, non si può proprio sopportare, soprattutto in tempi grami come questi.
Vieni da lavori leccati e pretenziosi dove rubavi un lauto stipendio millantando e vestendoti di pantaloni con a riga perfetta e cravatte arroganti, giusto per far finta che sei quello che osa.
In realtà a pensarci bene non hai mai osato ché è facile osare quando si è, per l'appunto, culoparato con mamma e papà negozianti trevigiani e ci si parcheggia a Legge per 10 anni spostandosi qua e là nel mentre, per fingere meglio di star facendo qualcosa. Non mi hai mai neanche saputo mai spiegare bene che lavoro facevi prima.
E ora come allora fingi che il tuo tempo vuoto sia talmente prezioso da poter essere venduto peso d'oro mentre qui fuori siamo in tanti cretini che purtroppo, visto che non sanno vendere competenze tangibili, finiscono in coda dietro gentucola come te che però ha come dote impagabile il saper vendere l'aria.
Spavaldo con chi non può toccarti, munifico con chi non lo merita, talvolta di un'insensibilità talmente ottusa da lasciare disorientati e increduli.
Pontifichi da santone e psicomago, a volte è divertente, altre volte no.
In questo periodo, ad esempio, molte delle tue peculiarità invece che divertirmi mi infastidiscono, nel migliore dei casi, o peggio mi schifano.
Non ho voglia di ascoltarti dire stronzatine mentre gesticoli affettato agitando nell'aria le tue mani goffe nei guanti di pelle rossa che hai rubato da Hema. Non ho voglia di parlare con te delle mie aspirazioni e meno che mai delle mie paure visto che stiamo su pianeti profondamente diversi: il tuo è un'oasi verdeggiante, checchè tu ne pensi, il mio è più faticoso anche solo alla vista.
Ascoltare le tue lagne su ciò che non hai, nulla rispetto a quel che possiedi e che non so perché mai tralasci, è irriverente nei confronti di chi, come me, vive volatile.
Hai un compagno fisso, due case, soldi in banca e un'eredità anticipata. Che cazzo vuoi, di che ti lamenti come fossi un eroe?
Oh, che sia chiaro: non è l'invidia che mi fa dire male di te ma la poca sopportazione del tuo scarso senso di realtà, quello di uno che piange miseria cenando fuori ogni sera in un ristorante diverso.
Fai acquisti costosi e insensati per quella che doveva essere la tua nuova attività salvo essertene stancato dopo appena sei mesi e senza neanche averla iniziata.
Ora come ora per me sei uno sfregio, un'offesa. Ascoltare te è come ascoltare mia madre e il suo curioso senso stravolto della realtà in cui lei è povera ma va a fare la spesa senza conoscere il costo di ciò che compera e con quanto è uscita nel portafoglio.
E così, quando mi hai scritto che saresti venuto qui, beh, ho soprasseduto e non ti ho risposto. Eppure appena arrivato mi hai telefonato e anche lì, sono stata vaga. Hai insistito il giorno dopo squillandomi ma non ti ho risposto, e quello dopo ancora, invitandomi da te.
Finalmente il silenzio. Stasera riparti e ciao.


