Saturday, March 03, 2012
It's so dreamy, oh fantasy free me.
So you can't see me, no, not at all.
In another dimension, with voyeuristic intention,
Well secluded, I see all.
[Magenta - Time Warp] ]L'ala abbandonata dell'Ospedale condivide il parcheggio con quella nuova e popolata ma ha le finestre murate o coperte con assi di legno fissate da viti o incastrate tra persiane tirate giù.
Scavalchiamo il muro, tu per primo, io subito dopo, intralciata dall'esitazione, dal cappotto e la bosrsetta. Trovi subito una finestra aperta ma il muro per salire sembra così alto per le mie possibilità che nicchio e con la scusa di vedere attorno continuo la perlustrazione cercando un pertugio basso o addirittura una porta aperta di straforo.
Quando appare chiaro che quella è l'unica entrata mi arrendo, tolgo il cappottino, appoggio la borsa sul cornicione e con l'aiuto del tuo braccio mi isso attraverso la finestra cavandomela meno peggio di quanto pensassi.
Tump! Un salto e sono dentro anch'io.
E' tutto polvere, mattonelle divelte e finestre in frantumi.
Gli stanzoni al pianterreno sono bagni, cucine e caldaie, i muri pieni di scritte spray: drughi!, dedicato alla miss arte, morirete tutti. I nostri piedi scricchiolano di vetri.
Mi chiami per mostrarmi una porta bianca e chiusa, con due finestre a oblò dalle quali mi affaccio in punta di piedi per scritare dentro: il vuoto nero. E' la tromba dell'ascensore e non so perché ma mi mette più inquietudine di quanto non abbiano fatto i lunghi corridoi disabitati e buii.
Le scale, illuminate dal sole che filtra dal vetrocemento, ci guidano speranzosi al secondo piano.
I miei sensi sono all'erta, controllo ogni passo e freno la curiosità che mi farebbe correre da una stanza all'altra spalancando porte chiuse e scivolando sui vetri sparsi ovunque. Tu perlustri con sguardo da fotografo, nella mia mente ti vedo immaginare set mentre io sono in cerca di tesori da portare a casa con me.
In lite con il mondo. Lite no ma in piena misantropia sì.
Mi pulsa in testa il motto se non hai niente di buono da dire, non dire nulla.
Non ho nulla di buono da dire su nessuno in questo momento e così, senza lotta, odio o rancore, molto salutisticamente evito il contatto umano, evito i miei amici, i miei amati, perché altrimenti non saprei esimermi, dovrei dirgli che conosco la loro parte peggiore e ovviamente io so che la amo, ma non ho idea di che effetto farebbe a loro vedersela comparire davanti viva e scalciante, evocata dalle mie parole pungenti di questo periodo.
Mi isolo in una solitudine preventiva, per evitare di perdere quel che di buono ho guadagnato fin qui, mi esilio e tu sei il mio compagno.
Ma mentre io conosco bene le mie ragioni, continuo a ignorare le tue.
Take me somewhere nice.
Il secondo piano ci accoglie con una scritta in blu sul muro a piastrelle: level 2, bonus!
La stanza vicino alle scale è piena di materiale odontoiatrico, lastre di materia marrone fatta per imprimervi l'impronta dei denti. Ne faccio incetta, chinata in mezzo a polvere e merda di topo mentre tu mi guardi disgustato, raccolgo tutto in fretta come se avessi poco tempo e in effetti ho soltanto quello che vorrai darmi tu perché non desidero rimanere sola in questo posto anche se la luce filtra dalle finestre. Raccolgo uno spray americano, una bottiglia color caramello e ti seguo a scoprire il resto. Stanze vuote con fili scoperti, bagni divelti, polvere bianca e ragnatele.
Non penso a nulla che non sia qui e ora e questo è bene, tutto di me è assorbito da questo luogo improbabile e le mie narici sono all'erta, colgono il chiuso, la muffa ma anche l'odore di primavera incipiente che mi raggiunge lo stesso.
Abbandono i miei tesori vicino alla scala e posso solo affidarmi al tuo senso dell'orientamento che fin qui ha fallito ben poco: ad Amsterdam, ingannato da fumo e stanchezza, e a Venezia, forse per disabitudine a usarlo.
Sei potente. Mi commuove la sicurezza con cui senza sapere un cazzo di nulla ti muovi.
Come quando vai sui trampoli e sei una scia di nero che fa languire il mio cuore ma non per paura che tu cada bensì per la bellezza assoluta del tuo fluire sinuoso.
Sei coraggioso. Ti riconosco una sfrontatezza che non ho conosciuto prima in uomini ben più vecchi e smaliziati di te. Non è la forza dei tuoi pochi anni perché sei vecchio in realtà, sei più consumato e triste di quanto io non sia.
Vai da una stanza all'altra come se giocassi a Call of Duty: ti chini vicino alle finestre, ti ripari addossato a muri scrostati, nascondi i bei ricci nel cappuccio mimetico.
La scala piena di soffice e bianca polvere attutisce finalmente i nostri passi, ogni poco tu mi sgridi perché dici che faccio rumore e mi viene da ridere perché sono leggera e attenta, tanto quanto tu non sei. Apriamo porte, esploriamo cunicoli, rimaniamo in estasi giungendo nella cappella in cui troneggia un altare anni '70 su cui fa ancora bella mostra di sè un messale senza copertina e gonfio di umidità, fermo alla pagina dell'Alleluja.
Raccolgo pezzi di vetro blu delle vetrate mentre ti sento aggirarti estasiato all'idea di quel che potresti scattare lì.
Quarto piano, quinto piano, vano ascensore.
Riscendiamo silenziosi perché nel frattempo degli operai si sono messi a lavorare poco lontano, e incredibilmente riesco a ritrovare tutti i tesori che mano a mano ho accumulato salendo.
Sento sollievo mentre camminiamo verso la finestra alta dalla quale siamo entrati, mi rinfranca uscire fuori al sole dopo questi stanzoni la maggior parte dei quali erano freddi.
Salgo e salto e così fai tu, ti seguo goffa con le mie boccette impilate e cerco di fare in fretta perché ti conosco e so bene che se ci avvistassero non cercheresti mai di salvare me ma correresti via più veloce del vento per preservare te stesso.
Ché alla fine dei guai è questa la più grande differenza tra me e te, io mi farei catturare per proteggere te o un altro, tu baderesti solo a salvare la tua pelle.

