Saturday, November 23, 2013
[But if there's a danger in revising, there is much more danger in not revising]
Le mie resistenze devono finire: è tempo di cambiare.
Cose all'apparenza piccole che in realtà da qui sembrano insormontabili: cambiare la mia dieta a base di junkfood con alimenti sani, contrastare i miei sbalzi di umore ormai ingovernabili con dosi di magnesio, bere come un cammello, guardare il mio corpo allo specchio senza distogliere lo sguardo a disagio per le sue imperfezioni.
Pioggia mista a nevischio, una settimana discutibile.
.venerdì
Nel parcheggio sono indecisa: e se tornassi a casa?
Nessuno mi direbbe nulla, basterebbe buttare lì un impegno dell'ultimo momento ed ecco che potrei saltare impunemente la lezione di tessuti.
Rimango per un attimo seduta con una gamba fuori e l'altra ancora dentro l'abitacolo della macchina, vado o resto, gliela do su e mi concedo altra pigrizia o mi sforzo e vado a sudare?
Scendo e chiudo la portiera: vado.
La palestra è ancora più bella con almeno sei tessuti attaccati, uno dei quali di un bel giallo arancione, e tre trapezi che sono ansiosa di provare. Siamo pochissimi, 6 compresa la maestra, e così mi sale l'umore e sono contenta di aver trovato l'energia per entrare.
Cominciamo il riscaldamento e nella corsa mi sento a mio agio, non ho il solito fiatone da fumatrice sedentaria e i muscoli rispondono bene, almeno fino a che non facciamo ginocchia al petto: sento uno strappo come una lacerazione al polpaccio destro, quasi sento il suono della rottura, e quando lo riappoggio mi raggiunge un dolore lancinante. Non riesco nemmeno ad appoggiare il piede.
Finisco il riscaldamento alla bellemmeglio, faccio tutta la parte di braccia e addominali e sentendo che non sto facendo fatica, e dunque non sono fuori forma come temevo, mi incazzo ancora di più.
Continuano a dirmi che bisogna pensare positivo e che se tutto quel che di negativo pensi ti accadrà secondo la spietata regola della Profezia che si Autoavvera.
In effetti, dopo un periodo di cavallette e terremoto, rimaneva soltanto quest'ultimo scoglio: da tempo temevo e paventavo che mi succedesse qualcosa di fisico che mi impedisse di trampolare per un po'.
Ed eccolo accadere, guarda caso proprio a ridosso dell'unica data di novembre, del laboratorio che sto tenendo, in una giornata in cui ricevo una multa e scopro che a dicembre non sono previste esibizioni.
Mentre gli altri cominciano a salire io mi allungo sul tappetino rosso vicino ai materassi.
Marghe viene spesso a vedere come sto e lo sguardo preoccupato che aveva massaggiandomi il polpaccio mi fa pensare malissimo anche se lei insiste che per giovedì riuscirò a trampolare, che posso imbottirmi di medicinali e che mi farà una fasciatura a prova di bomba.
Io ascolto rassegnata e senza spinta mentre osservo cadute e salite tentando di distrarmi dai cattivi pensieri tornati in massa ad assediarmi.
Una parte di me ha già rinunciato alla data di giovedì, anche se è l'unica, anche se da un mese quasi non faccio inaugurazioni, anche se per il mese prossimo non c'è niente in programma.
Marghe continua il massaggio, mi spiega quali integratori prendere, cosa mangiare e quanto bere ma il problema è che io non ci credo più.
Già, proprio così.
Sento freddo ormai, il polpaccio mi duole moltissimo e le mie sicurezze sono andate.
Mi rivesto piano, in equilibrio sull'altra gamba, infilo il cappello che mi nasconde gli occhi, saluto tutti e metto in tasca gli auguri e le buone energie.
Fuori piove che dio la manda ma non posso camminare velocemente per cui me la piglio tutta quanta nel percorso per arrivare alla macchina e una volta lì, al click della cintura di sicurezza allacciata, scoppio in un pianto dirotto.
Tra lacrime e pioggia sul parabrezza non riesco a vedere l'orizzonte.
Le mie resistenze devono finire: è tempo di cambiare.
Cose all'apparenza piccole che in realtà da qui sembrano insormontabili: cambiare la mia dieta a base di junkfood con alimenti sani, contrastare i miei sbalzi di umore ormai ingovernabili con dosi di magnesio, bere come un cammello, guardare il mio corpo allo specchio senza distogliere lo sguardo a disagio per le sue imperfezioni.
Pioggia mista a nevischio, una settimana discutibile.
.venerdì
Nel parcheggio sono indecisa: e se tornassi a casa?
Nessuno mi direbbe nulla, basterebbe buttare lì un impegno dell'ultimo momento ed ecco che potrei saltare impunemente la lezione di tessuti.
Rimango per un attimo seduta con una gamba fuori e l'altra ancora dentro l'abitacolo della macchina, vado o resto, gliela do su e mi concedo altra pigrizia o mi sforzo e vado a sudare?
Scendo e chiudo la portiera: vado.
La palestra è ancora più bella con almeno sei tessuti attaccati, uno dei quali di un bel giallo arancione, e tre trapezi che sono ansiosa di provare. Siamo pochissimi, 6 compresa la maestra, e così mi sale l'umore e sono contenta di aver trovato l'energia per entrare.
Cominciamo il riscaldamento e nella corsa mi sento a mio agio, non ho il solito fiatone da fumatrice sedentaria e i muscoli rispondono bene, almeno fino a che non facciamo ginocchia al petto: sento uno strappo come una lacerazione al polpaccio destro, quasi sento il suono della rottura, e quando lo riappoggio mi raggiunge un dolore lancinante. Non riesco nemmeno ad appoggiare il piede.
Finisco il riscaldamento alla bellemmeglio, faccio tutta la parte di braccia e addominali e sentendo che non sto facendo fatica, e dunque non sono fuori forma come temevo, mi incazzo ancora di più.
Continuano a dirmi che bisogna pensare positivo e che se tutto quel che di negativo pensi ti accadrà secondo la spietata regola della Profezia che si Autoavvera.
In effetti, dopo un periodo di cavallette e terremoto, rimaneva soltanto quest'ultimo scoglio: da tempo temevo e paventavo che mi succedesse qualcosa di fisico che mi impedisse di trampolare per un po'.
Ed eccolo accadere, guarda caso proprio a ridosso dell'unica data di novembre, del laboratorio che sto tenendo, in una giornata in cui ricevo una multa e scopro che a dicembre non sono previste esibizioni.
Mentre gli altri cominciano a salire io mi allungo sul tappetino rosso vicino ai materassi.
Marghe viene spesso a vedere come sto e lo sguardo preoccupato che aveva massaggiandomi il polpaccio mi fa pensare malissimo anche se lei insiste che per giovedì riuscirò a trampolare, che posso imbottirmi di medicinali e che mi farà una fasciatura a prova di bomba.
Io ascolto rassegnata e senza spinta mentre osservo cadute e salite tentando di distrarmi dai cattivi pensieri tornati in massa ad assediarmi.
Una parte di me ha già rinunciato alla data di giovedì, anche se è l'unica, anche se da un mese quasi non faccio inaugurazioni, anche se per il mese prossimo non c'è niente in programma.
Marghe continua il massaggio, mi spiega quali integratori prendere, cosa mangiare e quanto bere ma il problema è che io non ci credo più.
Già, proprio così.
Sento freddo ormai, il polpaccio mi duole moltissimo e le mie sicurezze sono andate.
Mi rivesto piano, in equilibrio sull'altra gamba, infilo il cappello che mi nasconde gli occhi, saluto tutti e metto in tasca gli auguri e le buone energie.
Fuori piove che dio la manda ma non posso camminare velocemente per cui me la piglio tutta quanta nel percorso per arrivare alla macchina e una volta lì, al click della cintura di sicurezza allacciata, scoppio in un pianto dirotto.
Tra lacrime e pioggia sul parabrezza non riesco a vedere l'orizzonte.

