Friday, January 03, 2014
"This year, let's resolve to make better Bad Decisions"
Il fondo del furgone è ovviamente buio e così devo tenere la portiera aperta per vedere quali vestiti tirare fuori dalla mia borsa che contiene almeno 4 costumi diversi.
In realtà sono vestita normalmente, con sopra il cappotto da ussaro che fa tanto MaryPoppins, per difendermi dal freddo preso in otto ore e sotto metterò soltanto pantaloni e gonna di tulle.
Nessun trucco se non qualche bicchiere di grappa che, me ne rendo conto solo ora che devo salire, mi ha sbronzato quel tanto che serve a sentirmi calda e ad avere voglia di ballare.
Barcollando appoggiata alla parete mi infilo le calze di lana pesanti, le ricopro con gli scaldamuscoli, entra Enzo e mi sfancula per aver, a suo insindacabile giudizio, rotto la macchina dello zucchero filato, mi spalmo l'olio di canfora, infilo tutto alla rinfusa nella borsa e sono pronta.
Mi infilo i trampoli seduta su un baracchino dell'Enel e la musica che mi arriva alle orecchie non è per niente male.
Amir è dietro il tavolo a tagliare panettoni, alla faccia della sua bravura come mago e intrattenitore, Fabio è steso febbricitante sui sedili del furgone, aspettando solo l'ora di sbaraccare tutto, Enzo è dietro al mixer che finge di controllare i volumi del gruppo che sta suonando sul palco.
Controllo un'ultima volta che i piedi abbiano agio, che le caviglie non siano troppo strette e che invece lo siano le ginocchia, mi liscio i pantaloni e mi alzo, srotolandomi in tutti i miei duemestriesessanta di bellezza.
La Piazza è piena di gente ma stanno tutti a distanza dal palco, sembrano educati fruitori di un concerto jazz al quale applaudire con la punta delle dita, così mi infilo senza problemi in prima fila, proprio davanti ai suonatori.
Non sento freddo o fatica, non sento il polpaccio, non sento dispiacere, non sento l'anno passato, le spine e i coltelli, i morsi e le lacrime.
Piuttosto sento la musica e l'ondeggiare del mio tulle mentre sculetto, mi giro e mi volto in prima fila, dando spettacolo da sola, senza bisogno di un collega, di corsisti, di qualcosa o qualcuno che devii l'attenzione da me.
Fare spettacolo per come l'ho capita fin qui ha una regola di base, fondamentale: devi divertirti tu per prima.
Avere mestiere indubbiamente aiuta a trasmettere gioia anche quando dentro non ne contieni ma quando invece ti stai divertendo, beh: è proprio tutto un altro affare.
Come nella vita giù, la sincerità paga e anzi regala.
Ballando incrocio gli sguardi ammirati del pubblico, quello indecifrabile di Enzo, quello indagatore del dj di Asti, vestito come un pappone, che seguirà al gruppo ora sul palco.
D'improvviso il chitarrista annuncia che mancano neanche 10 minuti e io sono incredula, mi sembra di essere appena salita e in realtà sto ballando da due ore qui davanti.
Mi diverto come una matta su Kiss di Prince della quale so anche le parole che canto a squarciagola, coperta dalle casse, mentre salto e piroetto felice: It's the end of the world as we know it and I feel fine!
Meno dieci, nove, otto...e così via, a braccia alte e a voce spiegata urlo il countdown incredula, sto scavallando e mi sto anche divertendo, chiudo così, sui trampoli, un anno duro, di scelte e di cambiamenti profondi, di cesure e distacchi.
Meno sette, sei, cinque...archivio la paura, la solitudine, la fatica di partoriente.
Meno quattro, tre, due...sorrido come una scema pensando che festeggio sui trampoli.
Uno.
Esplodono le girandole, gli applausi, i petardi.
La gente si bacia e si abbraccia mentre io da sopra li guardo senza poterli raggiungere.
Mando baci a profusione con le mani, come lanciandoli, e sorrido, sorrido, sorrido.
Non so come avrei vissuto questo passaggio a terra ma so che da quassù è stato leggero e nutriente, la nostalgia di cose inutili si è innalzata e volata via proprio come i palloncini che ho gonfiato tutto il pomeriggio.
Se festeggiare in altura è un segno ne sono felice: lo voglio.
Mi siedo nel furgone, mentre Fabio di fianco tira gli ultimi, e comincio a slacciare pantaloni e trampoli, per toglierli, mentre nel frattempo osservo e mi faccio osservare dalla gente che piano defluisce verso casa.
Il dj, subentrato alla mezzanotte, ha lanciato un trenino di cui mi ha fatto proditoriamente capo e non mi sono potuta esimere dal guidare una fila di persone danzanti in giro, facendoli poi arrotolare su loro stessi.
Ancora abbigliata di tuba e tulle, aiuto Amir a piegare le tovaglie, raccogliere i bicchieri vuoti, radunare i panettoni avanzati e le bottiglie superstiti per sveltire le operazioni di repulisti.
Enzo è alle prese con i cavi che sembrano un groviglio inestricabile tanto che se non fossi così allegramente sbronza bestemmierei pensando che prima delle 5 non riusciremo mai a rimettere a posto tutto.
Il polpaccio, una volta scesa, tira e duole tanto da farmi zoppicare ma io penso solo che lassù ero finalmente viva, divertita e sola.
Sollevo casse enormi, srotolo e riarrotolo cavi, carico casse e ne spingo altre per incastrarle tutte dentro al furgone, nella piazza siamo ormai rimasti solo noi e i netturbini che girano svogliati.
Ho visto il mare, ho festeggiato alta, mi hanno pagato cash mentre ancora ballavo, stavolta a terra, saltando e sparandomi le pose come una quindicenne duckfaced.
Che nuovo anno sia.
Il fondo del furgone è ovviamente buio e così devo tenere la portiera aperta per vedere quali vestiti tirare fuori dalla mia borsa che contiene almeno 4 costumi diversi.
In realtà sono vestita normalmente, con sopra il cappotto da ussaro che fa tanto MaryPoppins, per difendermi dal freddo preso in otto ore e sotto metterò soltanto pantaloni e gonna di tulle.
Nessun trucco se non qualche bicchiere di grappa che, me ne rendo conto solo ora che devo salire, mi ha sbronzato quel tanto che serve a sentirmi calda e ad avere voglia di ballare.
Barcollando appoggiata alla parete mi infilo le calze di lana pesanti, le ricopro con gli scaldamuscoli, entra Enzo e mi sfancula per aver, a suo insindacabile giudizio, rotto la macchina dello zucchero filato, mi spalmo l'olio di canfora, infilo tutto alla rinfusa nella borsa e sono pronta.
Mi infilo i trampoli seduta su un baracchino dell'Enel e la musica che mi arriva alle orecchie non è per niente male.
Amir è dietro il tavolo a tagliare panettoni, alla faccia della sua bravura come mago e intrattenitore, Fabio è steso febbricitante sui sedili del furgone, aspettando solo l'ora di sbaraccare tutto, Enzo è dietro al mixer che finge di controllare i volumi del gruppo che sta suonando sul palco.
Controllo un'ultima volta che i piedi abbiano agio, che le caviglie non siano troppo strette e che invece lo siano le ginocchia, mi liscio i pantaloni e mi alzo, srotolandomi in tutti i miei duemestriesessanta di bellezza.
La Piazza è piena di gente ma stanno tutti a distanza dal palco, sembrano educati fruitori di un concerto jazz al quale applaudire con la punta delle dita, così mi infilo senza problemi in prima fila, proprio davanti ai suonatori.
Non sento freddo o fatica, non sento il polpaccio, non sento dispiacere, non sento l'anno passato, le spine e i coltelli, i morsi e le lacrime.
Piuttosto sento la musica e l'ondeggiare del mio tulle mentre sculetto, mi giro e mi volto in prima fila, dando spettacolo da sola, senza bisogno di un collega, di corsisti, di qualcosa o qualcuno che devii l'attenzione da me.
Fare spettacolo per come l'ho capita fin qui ha una regola di base, fondamentale: devi divertirti tu per prima.
Avere mestiere indubbiamente aiuta a trasmettere gioia anche quando dentro non ne contieni ma quando invece ti stai divertendo, beh: è proprio tutto un altro affare.
Come nella vita giù, la sincerità paga e anzi regala.
Ballando incrocio gli sguardi ammirati del pubblico, quello indecifrabile di Enzo, quello indagatore del dj di Asti, vestito come un pappone, che seguirà al gruppo ora sul palco.
D'improvviso il chitarrista annuncia che mancano neanche 10 minuti e io sono incredula, mi sembra di essere appena salita e in realtà sto ballando da due ore qui davanti.
Mi diverto come una matta su Kiss di Prince della quale so anche le parole che canto a squarciagola, coperta dalle casse, mentre salto e piroetto felice: It's the end of the world as we know it and I feel fine!
Meno dieci, nove, otto...e così via, a braccia alte e a voce spiegata urlo il countdown incredula, sto scavallando e mi sto anche divertendo, chiudo così, sui trampoli, un anno duro, di scelte e di cambiamenti profondi, di cesure e distacchi.
Meno sette, sei, cinque...archivio la paura, la solitudine, la fatica di partoriente.
Meno quattro, tre, due...sorrido come una scema pensando che festeggio sui trampoli.
Uno.
Esplodono le girandole, gli applausi, i petardi.
La gente si bacia e si abbraccia mentre io da sopra li guardo senza poterli raggiungere.
Mando baci a profusione con le mani, come lanciandoli, e sorrido, sorrido, sorrido.
Non so come avrei vissuto questo passaggio a terra ma so che da quassù è stato leggero e nutriente, la nostalgia di cose inutili si è innalzata e volata via proprio come i palloncini che ho gonfiato tutto il pomeriggio.
Se festeggiare in altura è un segno ne sono felice: lo voglio.
Mi siedo nel furgone, mentre Fabio di fianco tira gli ultimi, e comincio a slacciare pantaloni e trampoli, per toglierli, mentre nel frattempo osservo e mi faccio osservare dalla gente che piano defluisce verso casa.
Il dj, subentrato alla mezzanotte, ha lanciato un trenino di cui mi ha fatto proditoriamente capo e non mi sono potuta esimere dal guidare una fila di persone danzanti in giro, facendoli poi arrotolare su loro stessi.
Ancora abbigliata di tuba e tulle, aiuto Amir a piegare le tovaglie, raccogliere i bicchieri vuoti, radunare i panettoni avanzati e le bottiglie superstiti per sveltire le operazioni di repulisti.
Enzo è alle prese con i cavi che sembrano un groviglio inestricabile tanto che se non fossi così allegramente sbronza bestemmierei pensando che prima delle 5 non riusciremo mai a rimettere a posto tutto.
Il polpaccio, una volta scesa, tira e duole tanto da farmi zoppicare ma io penso solo che lassù ero finalmente viva, divertita e sola.
Sollevo casse enormi, srotolo e riarrotolo cavi, carico casse e ne spingo altre per incastrarle tutte dentro al furgone, nella piazza siamo ormai rimasti solo noi e i netturbini che girano svogliati.
Ho visto il mare, ho festeggiato alta, mi hanno pagato cash mentre ancora ballavo, stavolta a terra, saltando e sparandomi le pose come una quindicenne duckfaced.
Che nuovo anno sia.

