Monday, February 24, 2014

"Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini."
[A.Merini]

Apro gli occhi sulla sera, sopraggiunta mentre cercavo di dormire protetta dalla lana della cuffia e dalle note del mio mp3.
Vedo montagne alte, fiumiciattoli, case abbarbicate e neve lontana, sento serenità, felicità di essere in movimento nonostante la mèta lavorativa.

Quando risalgo dopo la pausa ed esco, scopro che la piazzetta è esplosa: bambini di tutte le altezze e un numero molto inferiore di genitori affollano lo spazio davanti al negozio che inauguriamo.
In lontananza, ma non troppo, le montagne alle quali ogni volta dedico un sospiro che mi esce, chissà com'è, e gli enormi palloni gonfiati questa mattina alle 5 dal povero Amir e dall'efficientissimo Emer.
Il polpaccio mi tira ma ormai calcolo a mezz'ore il tempo che manca per scendere, sbaraccare e tornare verso casa.
Me ne fotto di tutto: di essere furba con Enzo, di salutare con normale educazione la capa di stocazzo, di prendermi le mie pause incurante che qualcuno mi veda e possa lamentarsi.
Oltre al sole e all'aria buona il Dio delle Animazioni ci regala una scolaresca di 27 minuscoli tesori e un via vai pressoché continuo che tiene ognuno di noi sul pezzo, dimentico dei suoi guai personali almeno fino alle 18.00.

Amir sbotta, ha lacrime che trattiene coraggiosamente ma che gli arrossano gli occhi.
Esplode e si lamenta della sua stanchezza: il suo limite di sopportazione è ormai liso e inutilizzabile e il suo amore ormai scaduto e convertitosi, come spesso accade, in repulsione.
La vita gli pesa come non mai, tanto da togliergli il tempo per preparare come si deve una routine di carte che gli consenta di superare provini.
Viaggia con un fardello sulle spalle e con mani alle caviglie e poiché anche a me capitò la medesima cosa, mi permetto di mostrargli qualcosa che si ostina a non vedere: dipende da lui togliere i pesi e se ciò non è ancora avvenuto compiutamente significa solo che non è ancora pronto.
Per un folle attimo penso di sposarmelo io per fargli ottenere il permesso di soggiorno.

Bassa o alta piaccio.
Il vestitino anni '50 e il tulle sotto mi fanno un vitino sottile e la mia mezza bresca controllata di vodka e redbull fa il resto: come barista mi diverto un sacco.
Hillpold da bravo nordico ci mette dieci minuti per farmi un complimento e si spazientisce notando di avermi perso cinque minuti prima ma d'altronde la redbull mi batte in testa e nel petto e attorno a me succedono troppe cose perché io possa fermarmi a parlare con una sola persona, anche se si ostina a tenermi la mano dopo avermela stretta quando ci siamo presentati.
La gente ubriaca continua a lasciarsi sfuggire in terra bicchieroni pieni di cocktail che incollano il pavimento e rendono difficile camminarci, lo Zio giocola ananas e banane mentre io giro 2 arance con il suo cilindro nero in testa.
Quando tu ti ripresenti ubriaco e mi chiedi di non sputarti nel cocktail mi incazzo, diciamo che non era la frase migliore con la quale esordire dopo 4 anni che non mi parli.
Mi afferri e mi tiri, mi dici di andare in macchina a scopare, provi a baciarmi e sei totalmente refrattario alle mie risposte acide e pungenti e anche quando ti dico chiaro e tondo in faccia che sei un ommemmè non fai una piega. Nel frattempo smanazzi chiunque, ci provi un po' con tutte ma non perdi occasione di cercare di ghermirmi quando passo, dicendomi che non ho capito niente perché ti piacevo assai, che ci sei rimasto male, che ti ho fatto perdere il coraggio.
Ma vedi, tu hai una burza e un figlio che prima non c'erano, io rughe dell'anima dove 3 anni fa ero liscia, lasciamo tutto come sta che il tempo passa e le cose cambiano.
E tutto va come deve andare.

Di nuovo mi squilibro: quel che accade fuori viene immediatamente portato dentro ed esaminato ma non in quanto tale bensì per gli effetti che provoca al mio ecosistema.
Sono ben attenta alle sensazioni, a quel che l'intuito mi suggerisce, ai sommovimenti e soprattutto al dolore o al dispiacere: la minima avvisaglia fa sì che io mi ritiri immediatamente, richiudendomi.
Tu passi la sera a guardarmi intortata per poi venirmi a dire che forse stavano intortando anche te ma scegli la donna sbagliata, poiché la so leale e impegnata, e così guadagni solo di fare la figura di merda che meriti.
Dici che era per ingelosirmi ma non sai in che melma sei andato a infilare le dita.
Mi chiudo e mi allontano, penso un weekend intero mentre giocolo, scrivo e ascolto musica.
Respiro, trampolo, dormo.

Non ho voglia di giustificarmi, non ho voglia di raccontarmi, non ho voglia di espormi.
Se ci sei, bene, se non ci sei amen.
E mi rassegno al fatto che senza volerlo diamo sempre il meglio di noi a sconosciuti.

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