Tuesday, February 18, 2014

“Io mi rialzo, sempre. Il problema non è quello. 
Il problema sono i pezzi di me che se ne vanno ogni volta in cui cado. 
Il problema è quello che diventerò, pur di restare in piedi.”
[S.Casciani]

Mi manca il trapezio e così ho trampolato, tanto.
Domenica, irrequieta di gambe e pensieri, mi sono vestita e truccata come se andassi a un appuntamento, ho caricato trampoli, ginocchiere e bolas e sono andata al parchetto.
Il sole era già sceso ma l'aria era primaverile e la pista di pattinaggio dove di solito trampolo era sgombera delle foglie che normalmente la ricoprono nei mesi freddi.
Con la musica più dolce che ho trovato mi sono allenata ad alzare le gambe, a saltare, a chinarmi, così come faccio fare ai miei allievi il lunedì sera mentre le percussioni ci danno il tempo.
Ho sudato e mi sono mossa tanto che alla fine mi dolevano i muscoli ma almeno avevo trovato requie dai pensieri molesti che m'infestavano.
Mi manca qualcosa che ancora non c'è.

Domani parto e vado in trasferta: due giorni per la paga di uno, ehi che affare!
Mi rendo ineluttabilmente conto che la mia collaborazione con i miei attuali datori di lavoro è agli sgoccioli, troppe me ne hanno fatte in poco più di un anno e oltre tutto ora sono retrocessa ad animatrice da una sola data al mese, da 4 che ne avevo prima.
Dunque il gioco non vale più la candela perché il cachet, ora meno che mai, copre la fatica disumana delle partenze a metà notte, degli allestimenti antelucani, delle successive otto ore di trampoli e del viaggio di ritorno, il tutto condito da un capo che si sente padrone e pensa, ad alta voce, che con qualche euro si comperi tutto.
Chissà. Forse questa paradossalmente è un'occasione.

Mentre ritorno verso casa a un orario da educande con il coprifuoco, tengo in mano il cellulare, osservandolo perplessa di tanto in tanto. Il tulle mi si impiglia nella leva del cambio, io sono ancora truccata e vestita di tutto punto e sono tentata di scriverti ma poi no: non c'è motivo.
Per come la vedo io non abbiamo discusso, semplicemente tu ti arrabbi quando io non faccio quel che tu vuoi: nella fattispecie stavolta il caso nazionale viene dal fatto che non ho accettato di fermarmi da te, stanotte.
Guardo il messaggio vuoto già indirizzato a te che dovrei riempire con un testo ma sono costretta a riappoggiare il cellulare perché non mi viene niente da dirti.
Guido annusando l'aria fuori dal finestrino e scrutando pensierosa la sera che ancora notte non è.

Mattina con il sole.
Comincia con te che al telefono, alla faccia del tuo autodefinirti zen, alzi la voce come mai hai fatto prima.
Con tono arrabbiato e livoroso mi seppellisci di giudizi che fin qui hai tenuto abilmente celati, così come pensavo io che non mi fido di nessuno, anche se porta cioccolata notturna in dono.
Con rancore da volpe&uva dici che non sono quella che credevi, che non vuoi impazzirmi dietro come stai facendo e che non hai più vent'anni...conversazione inutile e lapalissiana visto che gli argomenti veri li conosciamo già entrambi e queste sono solo contumelie da fine storia, lo svuotamento del sacco prima di riporlo.
Stranamente non mi fai male come temevo ma ottieni solo di farmi spazientire del tutto per la tua pochezza e immaturità e di farmi stancare definitivamente di un qualcosa che da più problemi che leggerezza.
Sopporto perfino che tu metta giù senza salutare.
Poi, dopo appena 4 minuti d'orologio esatti, compari in chat per dirmi che è tutto falso: hai detto cose che non pensavi, sostieni che la rabbia ti ha fatto esagerare e io sto davanti allo schermo e leggo, aspettando che le righe compaiano mano a mano, senza digitare nulla.
Non fa male, non fa rabbia, non fa paura...
Non fa niente.

Mentre ballo bado sempre a guardare diritto avanti a me, in alto, verso il muro arrotondato e dipinto di murales.
Quando però lo abbasso verso i suonatori a terra mi accorgo che sono osservata: ce ne sono almeno 3 che mi stanno guardando mentre mi muovo sui trampoli a ritmo di samba.
Uno lo conosco fin troppo bene, mi ha tolto il saluto ma continua a slumare il culo che talvolta fa capolino dalla corta gonna che indosso, quando mi giro in fretta per tenere il tempo.
Un altro mi guarda da mesi ormai e quando incrociamo lo sguardo mi sorride gentile. Mi hanno detto che è delicato e che una come me (bah) può farlo a pezzetti.
L'altro ancora è una new entry che le ultime volte, con sempre meno timidezza, è passato dal salutarmi al fare due chiacchiere ogni volta che noi e i musicisti facciamo la pausa sigaretta.
Tu, di fianco a me sui trampoli, passi la serata a seguire dove puntano i miei occhi.
Io, stranamente sono divisa a metà tra due sensazioni, una di soffocamento, come se mi sentissi assediata, ma l'altra di potenza e libertà: mettimi il sale sulla coda, se ci riesci.
Catch me if you can.

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