Thursday, March 27, 2014
All that is necessary to break the spell of inertia and frustration is this: act as if it were impossible to fail. That is the talisman, the formula, the command of right about face which turns us from failure to success.
[D.Brande]
Dopo la pausa di due settimane è durissima riprendere: pare che gli addominali siano migrati altrove, le braccia dolgono in semplici serie di flessioni, la sciatica tira e la schiena non si piega.
Quando finiamo riscaldamento e andiamo agli attrezzi mi chiedo dubbiosa come andrò oggi ma più di tutto sento un'emozione effervescente perché ho proprio molta, molta voglia di appendermi.
Quelle di tessuto sono pochissime e noi trapezisti noi un sacco, per cui Gaby ci divide in 3 gruppi da 3 e assegna a ogni gruppo un trapezio e degli esercizi da fare.
Il nostro riscaldamento mi fa cagare in mano dalla paura, fondamentalmente perché non mi fido della presa delle mie mani sulle corde. Sulla barra sì ma sulle corde no.
Gaby vuole che ci appendiamo alle corde con le mani, rimanendo sedute sulla barra, e che ci ribaltiamo all'indietro, sospese nel nulla e tenute solo, appunto, dalla presa delle mani.
La sfiducia non è però l'unico ostacolo: scopro che non ho abbastanza addominali e che il movimento che mi si chiede è uguale al fottutissimo renversée di tessuti che evidentemente ancora mi odia.
Ma le braccia tengono, anche quando facciamo i tempi, ovvero appese a testa in giù in croché ci slanciamo all'indietro per poi darcii lo slancio e tornare su a toccarsi le ginocchia sulla barra, quindi l'umore non scende.
Riprovo la candela e stavolta, con stupore, non mi sento cadere in avanti ma se chiudo gli addominali scopro che resisto e non mi ribalto.
Vorrei fare tutto quel che vedo fare dagli altri, adesso, subito, ora.
Gaby mi presta le sue scarpette da trapezio perché verso fine allenamento ci fa esercitare uno alla volta con la presa dei piedi al trapezio basso.
Nonostante siano un 40 le scarpine di cuoio nero, morbido e sottile, mi stanno un po' strette ma calzano e proteggono i malleoli, motivo per cui le sto indossando.
Non vedo l'ora che sia il mio turno e quando Gaby mi chiama sono superansiosa di raggiungerla sul materassone blu e ribaltarmi a testa in giù come finora ho visto fare agli altri.
Sedute sulla barra, tenendosi alle corde, bisogna ribaltarsi indietro mollando la presa delle mani e allargando le gambe quel tanto che basta a farle avvolgere alle corde, il piede è in flex, cioè piegato a martello, ed è l'unica sicura per non uscire dalle corde.
Gaby mi sta dietro per fare assistenza ma come in tutte queste cose la questione è che se cadi, cadi.
Mi lascio andare dando un'occhiata di sfuggita alle mie gambe e ai piedi ma non sono agitata come quando devo fare qualcosa tenendomi alle corde e quando mi butto indietro le corde scivolano fino alle caviglie dove si bloccano con uno piccolo strappo che si riverbera al corpo che pende.
Bellissimo.
Lo ripeto 3 o 4 volte, lasciandomi ribaltare sempre più veloce tanto che Gaby mi dice di buttarmi più piano...e come si fa più piano?
Mi stai sul cazzo così come io sto sul cazzo a te stasera, ce lo diciamo tu con la testa fuori dallo sportello della panda bianca e io con la testa sporta dal finestrino, fermi al semaforo rosso.
Ridiamo, settimana dimmerda per entrambi ed ecco che immancabile scatta la bevuta post-allenamento.
Prima dico no, poi sì, poi no, bacio e saluto tutti e salgo in macchina per poi seguirli perché nel frattempo ho cambiato nuovamente idea.
Non mi piace dove stiamo andando a bere, strada tipicamente amata alla follia dalle mandrie di fuorisede sbarbi che la infestano tutti i giorni della settimana, ma mi adeguo.
Intanto sotto l'altro mi scrive dicendo che mi aspetta e così a me comincia a salire un po' di quell'ansia di andare che però tengo a bada con belle chiacchiere nonostante tutto.
Quando io e te ritorniamo alla macchina mi abbracci camminando e ripeti "bella energia, bella energia!" perché come tutte le volte che mi presenti dei tuoi amici io immediatamente ci cazzeggio e scopriamo sempre di avere qualcosa in comune che ci lega.
Mi sgridi, dici che non capisci cosa trovi nell'altro una donna come me ma io ti ascolto parlare in sottofondo mentre concentro la mia attenzione post-Chianti sulle gocce di pioggerellina del parabrezza della tua auto mentre mi riporti alla mia.
C'è che mi piace la situazione: mi piace infilarmi in macchina e guidare nel buio verso qualcuno che mi aspetta o guidare per tornarmene a casa sola.
Mi piace la musicappalla, la notte, i pensieri che immancabili mi accompagnano e lo fanno anche ora, mentre guido velocissima verso la mia punta notturna che aspetta ormai da 3 ore.
Mi piace stare randagia, che bello è?
[D.Brande]
Dopo la pausa di due settimane è durissima riprendere: pare che gli addominali siano migrati altrove, le braccia dolgono in semplici serie di flessioni, la sciatica tira e la schiena non si piega.
Quando finiamo riscaldamento e andiamo agli attrezzi mi chiedo dubbiosa come andrò oggi ma più di tutto sento un'emozione effervescente perché ho proprio molta, molta voglia di appendermi.
Quelle di tessuto sono pochissime e noi trapezisti noi un sacco, per cui Gaby ci divide in 3 gruppi da 3 e assegna a ogni gruppo un trapezio e degli esercizi da fare.
Il nostro riscaldamento mi fa cagare in mano dalla paura, fondamentalmente perché non mi fido della presa delle mie mani sulle corde. Sulla barra sì ma sulle corde no.
Gaby vuole che ci appendiamo alle corde con le mani, rimanendo sedute sulla barra, e che ci ribaltiamo all'indietro, sospese nel nulla e tenute solo, appunto, dalla presa delle mani.
La sfiducia non è però l'unico ostacolo: scopro che non ho abbastanza addominali e che il movimento che mi si chiede è uguale al fottutissimo renversée di tessuti che evidentemente ancora mi odia.
Ma le braccia tengono, anche quando facciamo i tempi, ovvero appese a testa in giù in croché ci slanciamo all'indietro per poi darcii lo slancio e tornare su a toccarsi le ginocchia sulla barra, quindi l'umore non scende.
Riprovo la candela e stavolta, con stupore, non mi sento cadere in avanti ma se chiudo gli addominali scopro che resisto e non mi ribalto.
Vorrei fare tutto quel che vedo fare dagli altri, adesso, subito, ora.
Gaby mi presta le sue scarpette da trapezio perché verso fine allenamento ci fa esercitare uno alla volta con la presa dei piedi al trapezio basso.
Nonostante siano un 40 le scarpine di cuoio nero, morbido e sottile, mi stanno un po' strette ma calzano e proteggono i malleoli, motivo per cui le sto indossando.
Non vedo l'ora che sia il mio turno e quando Gaby mi chiama sono superansiosa di raggiungerla sul materassone blu e ribaltarmi a testa in giù come finora ho visto fare agli altri.
Sedute sulla barra, tenendosi alle corde, bisogna ribaltarsi indietro mollando la presa delle mani e allargando le gambe quel tanto che basta a farle avvolgere alle corde, il piede è in flex, cioè piegato a martello, ed è l'unica sicura per non uscire dalle corde.
Gaby mi sta dietro per fare assistenza ma come in tutte queste cose la questione è che se cadi, cadi.
Mi lascio andare dando un'occhiata di sfuggita alle mie gambe e ai piedi ma non sono agitata come quando devo fare qualcosa tenendomi alle corde e quando mi butto indietro le corde scivolano fino alle caviglie dove si bloccano con uno piccolo strappo che si riverbera al corpo che pende.
Bellissimo.
Lo ripeto 3 o 4 volte, lasciandomi ribaltare sempre più veloce tanto che Gaby mi dice di buttarmi più piano...e come si fa più piano?
Mi stai sul cazzo così come io sto sul cazzo a te stasera, ce lo diciamo tu con la testa fuori dallo sportello della panda bianca e io con la testa sporta dal finestrino, fermi al semaforo rosso.
Ridiamo, settimana dimmerda per entrambi ed ecco che immancabile scatta la bevuta post-allenamento.
Prima dico no, poi sì, poi no, bacio e saluto tutti e salgo in macchina per poi seguirli perché nel frattempo ho cambiato nuovamente idea.
Non mi piace dove stiamo andando a bere, strada tipicamente amata alla follia dalle mandrie di fuorisede sbarbi che la infestano tutti i giorni della settimana, ma mi adeguo.
Intanto sotto l'altro mi scrive dicendo che mi aspetta e così a me comincia a salire un po' di quell'ansia di andare che però tengo a bada con belle chiacchiere nonostante tutto.
Quando io e te ritorniamo alla macchina mi abbracci camminando e ripeti "bella energia, bella energia!" perché come tutte le volte che mi presenti dei tuoi amici io immediatamente ci cazzeggio e scopriamo sempre di avere qualcosa in comune che ci lega.
Mi sgridi, dici che non capisci cosa trovi nell'altro una donna come me ma io ti ascolto parlare in sottofondo mentre concentro la mia attenzione post-Chianti sulle gocce di pioggerellina del parabrezza della tua auto mentre mi riporti alla mia.
C'è che mi piace la situazione: mi piace infilarmi in macchina e guidare nel buio verso qualcuno che mi aspetta o guidare per tornarmene a casa sola.
Mi piace la musicappalla, la notte, i pensieri che immancabili mi accompagnano e lo fanno anche ora, mentre guido velocissima verso la mia punta notturna che aspetta ormai da 3 ore.
Mi piace stare randagia, che bello è?

